FAUSTO RICCI  baritono                                                            <<

UNA VOCE GRANDIOSA - Omaggio al celebre baritono viterbese

nel 120° anniversario della nascita 1862-2012

24 marzo 2012 - Sala Regia di Palazzo dei Priori - Viterbo - VT

RASSEGNA STAMPA

COMUNICATO STAMPA

L’”Omaggio” a Fausto Ricci, celebre baritono viterbese (1862-1964) è stato celebrato come da programma nel pomeriggio di sabato 24 marzo 2012 nella Sala Regia di Palazzo dei Priori a Viterbo con la partecipazione di numeroso pubblico tra cui la figlia del Maestro signora Gloria Maria e molti estimatori del famoso artista, alcuni venuti anche da Roma.

L’iniziativa si è svolta con il patrocinio del Comune di Viterbo e della Provincia di Viterbo rappresentati per la circostanza rispettivamente dagli assessori Enrico Maria Contardo e Giuseppe Fraticelli che in apertura hanno portato il saluto delle rispettive amministrazioni.

Ha coordinato la conferenza il console di Viterbo del Touring Club Vincenzo Ceniti che ha anche curato nel dettaglio l’intera manifestazione apertasi  il giorno prima (23 marzo) con lo scoprimento di una targa in ricordo di Fausto Ricci nella via a lui dedicata (traversa di via I. Garbini a Viterbo). 

Il baritono viterbese Alfonso Antoniozzi ha intrattenuto il pubblico sulla figura di Fausto Ricci e sul contesto musicale e culturale in cui è vissuto. Numerosi gli interventi del pubblico che con ricordi e testimonianze ha manifestato affetto e simpatia per il Maestro. Durante la conferenza si sono ascoltate alcune romanze di Ricci che sono state riunite in un CD, curato da Fotovideolab di Riccardo Spinella,  mentre sullo schermo scorrevano immagini con foto e articoli sulla sua strepitosa carriera.

Antoniozzi ha concluso l’”Omaggio” con l’augurio che  a Viterbo le manifestazioni culturali possano sempre trovare sostegni e consensi da parte di tutti, privati ed istituzioni pubbliche. “Sono soprattutto quelle della memoria – ha detto – che hanno bisogno di amore e interesse per non vanificare il grande patrimonio del passato”.

Un ringraziamento particolare agli sponsor e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento. 

Viterbo 26 marzo 2012

Quest’anno ricorre il 120° della nascita di Fausto Ricci (1892-1964), il baritono viterbese che tra le due guerre mondiali ha calcato i palcoscenici di mezzo mondo. Il suo ricordo è ancora vivo nella memoria della sua città natale.
Il Touring Club Italiano, tramite il console di Viterbo Vincenzo Ceniti, ha promosso un “Omaggio” al celebre cantante con la posa in opera di una targa-ricordo nella via a lui dedicata (traversa di via I. Garbini) e un convegno che si terrà il 24 marzo 2012 alle ore 17 nella Sala Regia di Palazzo dei Priori. L’iniziativa si avvale del patrocinio del Comune di Viterbo e della Provincia di Viterbo.  
Fausto Ricci, si legge in alcune cronache locali, da ragazzo aiutava il padre nell’impresa edile come stuccatore. La sua voce imberbe ma robusta venne per caso ascoltata da Francesco Marconi, un affermato tenore di quel tempo, che lo avviò allo studio dalla contessa Giuseppina Vitali-Augusti di Roma. Dopo aver interpretato nel 1916 Carlo V nell’Ernani di Verdi al “Nazionale” di Roma, Ricci approdò nello stesso anno al teatro “Costanzi” nelle vesti di Amonasro dell’Aida. E fu subito successo.
La sua voce squillante e potente ebbe nel tempo autorevoli estimatori fra cui Arturo Toscanini (“Ricci ha una voce grandiosa e di una bellezza incomparabile”), Mattia Battistini, Titta Ruffo ed Enrico Caruso che lo ascoltò nei primi esordi. Convinti apprezzamenti vennero anche da Mascagni e Serafini.
Dopo la prima guerra mondiale, rientrato dal fronte, venne chiamato nel 1918 alla Scala di Milano per il Mosé di Rossini e subito dopo per Aida e Andrea Chenier. Il personaggio ormai c’era, anche perché curava molto la recitazione aiutato dai consigli di talenti come Zacconi e Ruggeri di cui s’era fatto amico. Grande prestanza scenica quindi e, soprattutto, una  voce che molti a quel tempo non esitarono a definire “la più bella del mondo”.
Nel 1919 Ricci è alla “Pergola” di Firenze (Traviata) e al “Teatro Nuovo” di Verona (Lohengrin). E poi il “San Carlo” di Napoli, il “Comunale” di Bologna, il  “Regio” di Torino, il “Massimo” di Palermo. Nella sua città natale, sempre nel 1919, debutta all’”Unione” con il Faust.  L’anno dopo è a Bergamo e Siena. Ancora a Viterbo in un concerto per beneficienza nel 1924 e nel 1938 in piazza del Plebiscito. “Il Giornale d’Italia” di quel 3 settembre scriverà “….egli seppe commuovere ed affascinare la folla che gremiva la piazza, scatenando alla fine applausi entusiastici”.
Torna all’”Unione” di Viterbo nel 1939 per la Forza del destino. E’ in questa occasione che riceve l’apprezzamento più gradito e più ruspante. Dalla galleria del teatro vola al suo indirizzo, in dialetto locale, la colorita esclamazione “Ammazzete che pornelle”.
Chiamato all’estero, cantò nei principali teatri d’Europa (Vienna, Berlino, Madrid, Londra) e dal 1924 al 1927 in quelli dell’America Latina tra cui il prestigioso “Colòn” di Buenos Aires dove interpretò  Marcello nella Bohéme di Puccini. Nella capitale argentina si esibì anche per festeggiare il volo transoceanico di Francesco De Pinedo.Un critico musicale argentino scriverà “…di fronte alla voce di Ricci, quella degli altri cantanti non è adatta neppure a chiamare un taxi all’uscita del teatro”.
Ricci non amava le opere comiche e per questo non ha mai voluto cantare nel Barbiere di Siviglia. Preferiva le parti forti e drammatiche come quelle di Verdi. . “Chi ha più polvere spari” avrebbe detto al soprano Lina Pagliughi dietro le quinte,  prima di entrare in scena. Una volta gli accadde di sopraffare volutamente un’altra voce. Raccontava che durante una Traviata a Berlino, il soprano (una finlandese) cercava di stancarlo obbligandolo a fare molti giri sul palcoscenico; allora in un duetto sfoderò un tale acuto da sopraffare la malcapitata rivale.
Ricci era un bell’uomo e quindi molto amato dalle donne. Una volta fu assalito da una focosa principessa tedesca proprio davanti alla moglie e per salvare la pace di casa non trovò di meglio che fare in fretta le presentazioni. Così il suo “Bitte meine Frau” mise subito all’angolo l’aitante nobildonna.
Fu uno spirito libero, ribelle ad ogni sopruso e per questo poco gradito al regime fascista. L’etichetta di antifascista gli cadde però addosso per caso, in seguito al diverbio con un impresario che voleva imporgli un contratto capestro. Al suo rifiuto, come per vendetta, gli venne affibbiato il marchio di nemico del regime.
Maggio 1944, località Pian di Tortora, immediati dintorni di Viterbo.
“Sono il baritono Fausto Ricci ed ho un invito del maresciallo Kesserling per un concerto alle forze armate germaniche di stanza a Roma”. Esce dalla grotta dove era nascosto con la famiglia e mostra il documento all’ufficiale delle SS e all’interprete “Tu essere altro Fausto Ricci – rintuzzano i due con fare minaccioso -  tu non essere baritono, fucilare, fucilare”.Vistosi perduto, Ricci, malgrado l’emozione del momento, intonò a gran voce il suo cavallo di battaglia, quel “Nemico della patria” (dall’Andrea Chenier di Giordano) che proprio in Germania gli aveva creato tanta popolarità, attribuendogli finanche il titolo di “cantante di Dio”. E questo bastò per chiarire l’equivoco.
La sua discografia non è assortita ma di grande qualità. I suoi vinile sono molto ricercati dai melomani. Ha pure prestato la voce al film “Fiori senza primavera” (1938) ispirato alla vita di Johann Strauss..
Fausto Ricci ci ha lasciato anche un volumetto abbastanza prezioso dal titolo emblematico “Come si canta”. Nell’ultima stagione della sua vita  dirigeva a Viterbo una scuola di canto per indirizzare i giovani allo studio della lirica “..la musica – diceva – è la voce dell’umanità, perl’elevazione e l’affratellamento di tutti i popoli…”.

 

(Appunti di Vincenzo Ceniti)

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