Enrico ANSELMI   critico d'Arte                                                                                 << 1-2 >>

Volevo essere milionario! Diario semiserio di un concorrente infiltrato

 

Enrico Anselmi, trentenne, critico d’arte, per un giorno imboscato tra i concorrenti del quiz di Canale 5 “Chi vuol essere milionario” (ex-miliardario, oggi ridimensionato con l’arrivo dell’euro).

Perché l’ho fatto? Sono cresciuto a forza di “Sgarbi quotidiani”, tribuna haute-conture tagliata su misura attorno alle spalle di uno storico dell’arte prestato alla politica, e a “pane e Oliva”, nel senso di Achille Bonito Oliva. Anni fa, nudo su un divano chiacchierava di arte e di costume con una altrettanto nuda Moana Pozzi; più di recente ospite da Chiambretti, ha parlato di Caravaggio e di Manet, ha dichiarato di essere narcisista e famoso mentre riconosce a Sgarbi di essere soltanto vanitoso e popolare, ha sculettato insieme alle ragazze del pubblico, cloni annacquati delle lolite che dieci anni fa ancheggiavano dagli schermi di “Non è la Rai”. E se Sgarbi da sottosegretario fa il giro delle trasmissioni per promuovere l’ultima fatica letteraria, informarci sulle corna che ha piantato in testa alla sua donna e prendersela con gli obiettori di coscienza da lui definiti culattoni e raccomandati, un giovane discepolo non può tentare di conquistare un succulento montepremi allo scopo di devolverlo in beneficenza, ai familiari dei sempre più numerosi cerebrolesi per troppa esposizione alla tv? Dal momento che tutti sanno quanto virulenta sia questa regressione dell’insetto alla quale il servizio sanitario pubblico prima o poi dovrà riconoscere il ruolo di malattia sociale, ho deciso di intraprendere la mia battaglia personale di sensibilizzazione. Aboliamo il chiaro di luna, il passatismo e i musei, ma teniamoci “il milionario”!!

Al test telefonico, un quiz di cultura generale dove ti chiedono se i panni sporchi si lavano col sapone o con l’inchiostro, ti fanno il terzo grado su lavoro, hobbies, letture, interessi. L’odissea comincia con la fatidica frase pronunciata da uno della redazione col meccanico entusiasmo di routine: “Test superato, sei dei nostri! Ti richiameremo tra un paio di mesi, sei veramente preparato e ti mettiamo nella trasmissione serale”.

Sulla base del quadro clinico completo che l’ignaro aspirante concorrente ha gratuitamente fornito e che di fatto si trasformerà nel coltello col quale sarà pugnalato, nelle munizioni che gli saranno sparate in petto, vengono confezionate le domande su misura per lui. Prima della trasmissione gli diranno che il computer propone a random una sequenza, casuale appunto, di quesiti; ma in realtà quanto già detto nel corso della selezione telefonica viene trascritto in una scheda segnaletica e sarà usato contro di lui. Io avevo parlato di Fogazzaro, e durante il quiz mi chiedono chi è l’autore di Piccolo mondo antico; avevo dichiarato di detestare John Grisham e mi chiedono qual è il titolo del film tratto da un romanzo di Grisham interpretato da Tom Cruise. Ho dichiarato di aver ricevuto una formazione umanistica, di non avere propensione per i numeri e per i sistemi algebrici, e loro invece mi chiedono di calcolare quanti sono i segni zodiacali. Io gli aiuti ce li ho e  chiamo in causa il pubblico in studio. Il 73 % delle casalinghe di Voghera presenti ha detto dodici, non posso ignorare un suggerimento plebiscitario.

Ho anche detto di essere critico d’arte: per mettermi a mio agio Gerry, finge di interessarsi ai miei casi e mi chiede come si diventa critici; però che simpatico Gerry-manosudata! Te la offre per una cordiale stretta prima di registrare e dopo essersi dato una palpatina di controllo al cavallo dei pantaloni. Però indubbiamente sa intrattenere il pubblico: tra un blocco e l’altro le barzellette da caserma sono il suo cavallo di battaglia: “ Il papà ce l’ha gonfio e fa contenta la mamma, che cos’è ? …Ma no, maliziosi è il portafoglio!”

Poi per venirmi veramente incontro mi fanno una domanda sulla mia materia, del tipo “Di che colore era il cavallo bianco di Napoleone? ” o “Quanti erano i sette nani?”, vogliono sapere: “In quale tra città è nato Antonello da Messina? Messina, Palermo, Trapani …e non so quale altra città siciliana. Al che io devo tentennare, dubitare. Devo entrare nella parte del concorrente che suda e fatica per dare una risposta che non sia scontata. Il target della trasmissione è troppo elevato, la domanda è troppo colta per la prima serata della domenica. Mi dondolo nervosamente sul trespolo, “No, non lo devo fare; l’assistente di studio e il pingue Gerry mi hanno detto che non devo farlo, altrimenti l’inquadratura viene mossa!”. Però posso ragionare ad alta voce, me lo hanno consigliato: “è meno noioso e si coinvolge di più il pubblico, ricordatelo Enrico”, io me lo ricordo e nel frattempo penso di rispondere all’ilare Gerry che avrebbe reso un servizio al paese se avesse mostrato più senso civico come parlamentare ai tempi del Caf, piuttosto che ingrassare e perdere capelli davanti ad una telecamera in uno studio Mediaset; ma forse le due vite, quella di conduttore asso pigliatutto – (il siluramento di Amadeus è uno degli episodi più inquietanti nella storia recente del piccolo schermo) - e quella di parlamentare sono gli aspetti complementari di una personalità poliedrica, o forse rientrano in un disegno celeste. D’altronde è stato dimostrato che non c’è inconciliabilità, né conflitto nell’essere ex cantanti, imprenditori e leader politici.

Ma non voglio speculare troppo sulla mia condizione di milionario potenziale: l’aiuto da casa non viene veramente da casa ma da un asilo nido (al telefono si sentivano troppi strilli di bambini) affinché io non riesca a rispondere alla fatidica domanda su chi ha vinto il Nobel per la pace nel 1972. Ero troppo piccolo per ricordarmi chi l’ha vinto nel ’72, non sapevo ancora né leggere, né scrivere, i miei erano gli anni ’80, non i ’70! D’accordo che i trentenni di oggi sono stati ragazzini molto svegli, i primi a vivere, armati di Commodore e telecomando, la rivoluzione informatica e la nascita della tv privata, a sbavare per  Madonna o a voler sposare Simon Le Bon, ad immedesimarsi in Adso per risolvere quale letteraria fattura uccideva i frati di quell’abbazia di cui è bene si taccia ormai anche il nome. Però quello che è troppo, è troppo! Preferisco accontentarmi del premio di consolazione e devolvere i cinquecento euro ai cerebrolesi da tv. A proposito di regressione anche tra gli autori di quiz, è morale chiedere ad una professoressa di latino e greco, simpaticissima compagna di puntata, che per decenni ha parlato di Omero e di Aristotele, di Cicerone e di Tacito che cos’è la camozza (ovvero la sinuosa femmina del camoscio)? D’altronde, come Arbore e Frassica cantavano, “La vita è tutto un quiz…Perché è col quiz che risolviamo i problemi che ci abbiamo…Perchè è col quiz che ci danno i milioni, Evviva le televisioni!!”

Enrico Anselmi 

 

 Per contattare Enrico Anselmi: enricoanselmi.vt@libero.it

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